Parigi à passages – Passage Molière

Scrittori precari

passage moliere di Simone Olla

Sono un ricordo di luglio, se ci pensi: un vestito a righe con trame larghe di Chopin, Strauss e quel babette di Shostakovic. Sono diventato la mia ragnatela.
Oui.
Non chiudere, ti prego, quei begli occhi interessanti. Canto e danzo da stella a stalla: Tace il labbro / L’amo, dice il violin / Le sue note dicon tutte / M’hai da amar.
Julie mi dice che sono stonato ed è stretta al mio corpo. Danziamo un tempo solo nostro, beatamente esclusi, intimi nei movimenti.
Il nostro primo ballo fu un valzer, potremmo dire un giorno accarezzando il gatto davanti al camino.
Mi chiedi perché ascolto Dinu Lupatti – i valzer, poi. E ti rispondo che il respiro dei valzer di Brahms è corto; quindi non ti rispondo. Ma poi domando: conosci l’opera 39? Mi dici di sì. E io continuo a parlare e a danzare; quanto mi…

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ANTIGUIDA

A Rosarno, invece, ci sono quelli che hanno deciso di abitarci almeno per il raccolto, dormono in dieci dentro una baracca di lamiera e freddo; fuori, se piove, la strada è di fango e le scarpe diventano pesanti; fuori, se piove, le arance vanno raccolte ugualmente e nessuna rivolta darà pane caldo o case intonacate se il lavoro in camicia del primo mondo diventa unico archetipo consentito. Il lavoro è quello che rimane. Dopo lo scambio, il lavoro è quello che rimane. E la fabbrica occidentale necessita di mani a basso costo per mantenere accese le lucine. Ci dicono, senza vergognarsi, che l’incontro tra domanda e offerta non prevede vertigini né abissi. Ci dicono della neutralità del mercato.

Ebook Antiguida 2Copertina: Girolamo Lanzafame
Formato: 13×19
Pagine: 264

Pubblicazione: febbraio 2015
Free download: pdf – epub – mobi

Questi palazzi che vedo dalla mia finestra capita si trasformino in facce enormi che sputano fuoco e le fiamme aprono nella carne ferite profonde e per non sprecare sangue, per rimetterlo in circolo è necessario imbrattarsi la faccia di rosso – lo si fa per sopravvivere. Rispondo col fuoco, al fuoco che lambisce la mia finestra. Sono stato il primo e l’ultimo in questa città, mangiato da mani regali e poi rinchiuso dentro casa e obbligato all’ascolto assordante, di un sé. Privato del potere di esistere capita di resistere, quindi. E di contare i giorni che mi dividono dal ritorno alla terra dei padri, la nostra terra, quel disperato tumulto di basalti.

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