cucino io

avevo visto coi miei occhi qualcosa che mi superava, era forse la sua giovane età; avevo visto coi mie occhi come l’amavo, e non era la mia non più giovane età. quando succede, tutti si immaginano che succeda così: lei che ti entra nella vita un giorno e da quel giorno, che tu lo voglia o meno, ci sarà anche lei: coi suoi tormenti, le sue paure, la sua essenza inafferrabile, con le sue voglie le sue guerre le sue rivincite. ci sarà (anche lei) nel caffè della mattina come nel buongiorno sognato la notte prima, ci sarà d’improvviso dentro un cimitero monumentale, ci sarà di nero vestita ma negli occhi sempre la stessa luce.
e del ricordo dovrai farle danno mai.

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mischio bellezza estrema e fottuta paura della potenza che sappiamo essere. ne siamo consapevoli, sappiamo bene cosa siamo e cosa non siamo l’uno agli occhi dell’altro. questo ci inorgoglisce, talvolta, ma è la paura che imbratta di scuro perfino il momento più grande, qualcosa di irripetibile: io e te davanti a una valle e un coro che suona e scende qualcosa che assomiglia alla luce e mi dici se ti voglio sposare e ti dico di sì. non sappiamo quale matrimonio sarà, ma lo celebriamo. non sappiamo che matrimonio è oggi, ma sappiamo benissimo che matrimonio di senso è stato, il nostro.