andare

e quando mi volto e guardo lontano, la scena si allarga a tutto il campo visivo frammentandolo in minuscoli autonomi infiniti pixel: in ognuno di essi si staglia nitido un ricordo dei giorni passati.
primo ricordo. il maestro consegna una lettera alla sua allieva, una lettera scritta di suo pugno, una lettera importante, il cui contenuto turberà la giovane allieva vita. l’allieva la legge e gliela tira addosso scappando da quel sottotetto di vergogna e paura, di libri e di tabacco. il maestro non insegue l’allieva; si affaccia dalla finestra e lascia cadere la lettera di sotto, che danza e ruota, e lenta vince la resistenza dell’aria attraversando lo sguardo dell’allieva nel frattempo caduta in strada a scappare. prima di raccogliere la lettera, l’allieva alza lo sguardo in direzione della finestrella dalla quale tante volte si è affacciata la mattina appena sveglia, ma non scorge nessun viso d’uomo. raccoglie allora la lettera e scende la strada verso il porto.

dei gran tagli a titine nostra

Non esser così severo, ti chiedo.
Mandare a memoria un copione è lavoro di tre giorni appena, tre giorni di duro lavoro. Ma ci sono periodi, lo so, capita anche a me, Renaud, ci sono giorni che proprio non ce la si fa a pretender metodo da questo corpo: metodo metodo, che vuoi da me, stamattina?
Ricordare,
sottolineare,
ordinare emotivamente.
Oggi, oggi, oggi
sarà metter ordine a tutto questo esplodere, come?
La vita anche per te non è stata una scala di cristallo.
Il tuo copione fra le mani di Titine che se lo legge,
lo annota di penna, pensa in un funzione di
non averti. Esagerata!
Viverti a salire. Una città fra le nostre braccia,
ad invecchiarle, via
dalla terra che ti ha nasciuto,
via, furfanti!
Un lenzuolo verde di coccinelle lo troveremo perfino a sud.