gennaio 2011

ma davvero pensi a quali e quante delusioni mettemmo tutte le prime volte?
non mentire – lo riscrivo dopo averlo cancellato.
la donna
regala bicchieri da conservare nella tasca interna del cappotto, stretti.

tu seduta che canti.
tu, in piedi che balli.
distratta di capelli fermati dalla plastica.
troppo distratta.
troppo qualcosa.
purché sia negativo.
e sottraente.
toglierti qualcosa. come togliertela?
strappartela dagli occhi, la vita.
buttarla dentro una galleria, e tenerla in quell’angolo ché non si senta lontano.
vista e rivista dietro l’albero dei limoni.
dov’è la casa dei limoni?
non ho tempo di dirvelo, dovrete solo guardare.
basta guardare.
basta un bicchiere dentro il cappotto.
un bicchiere dentro il cappotto.
basterebbe quello.
basterebbe la bocca medica di rassicurazione sociale.
una bocca.
dimenticarla subito dopo.
lei.
lei che non è detto debba ricordare che ti bussa da dietro.
lei che puoi benissimo ammutolire, troppi trampoli.
troppi.
eri bella quando eri piccola.
eri più bella quando eri piccola.
sei andata troppo in alto.
io sono sempre fermo sui miei piedi
sembra una mediocre canzone inglese.
e invece non lo è.
la mediocre canzone italiana è cantata sulle panchine di un corso non italiano e bruttito di cassonetti da spaccare:
spacchiamo cassonetti.
bruciamo le solite canzoni italiane dentro le periodiche sfilate.
fa caldo tutti assieme,
com’è comodo tutti assieme.
com’è facile stringersi.
ma.
mi annoiano i bacimbocca.
marta, perdonami, ma al tuo funerale non bacerò nessuno.

sono lontano.
e tu non te la prendi nemmeno tutta questa lontananza.
liberata sempre
non sei mai
indosso.