frasare

tanto lo so che per capire cosa muove i tuoi passi strisciati non mi basteranno i libri che mi hai regalato, né le parole che ci siamo detti, né i giorni che ancora aspettano di vendicare la nostra clandestinità; ma mi dico che arriverà un tempo e un luogo pronti fatalmente ad accoglierci nudi di cicatrici, un letto senza vendette da consumare, senza rimpianti, magari una luna nuova a sorprenderci… che ne so, a volte mi rimbalzano frasi che ti riguardano, e ritrovarmele tra una lavatrice e il cane sdraiato sul dizionario, questo fatto qua mi obbliga seduto a concentrarmi per ricordare i fogli in cui sono scritte quelle frasi. manca, deve scrivere che manca. eccone una. e invece copia e incolla. eccone un’altra. la mancanza è quella che attacchiamo nel vetro del bagno per ricordarci di mancare. ancora un’altra. indaffarata di pensieri e stanca di parole. no, questa frase non riguarda te. però mi è arrivata, e tu adesso a domandarti perché mi è arrivata e se questa frase l’ho scritta o l’ho pensata. e se l’avessi detta? indaffarata di pensieri e stanca di parole. ah, il morto orale resuscitato a (contra) dirsi.
e né l’una né l’altra cosa faccio. un’altra frase che mi ritorna quando poi mi alzo e passeggio e mi concentro a convincermi di pensare quanto scritto: dovrei, certamente, scrivere le lettere che non ti spedisco in funzione del tuo ascolto, non della tua lettura.

da qualche parte

verbalizzare l’accadimento
smentendolo
apprezzarne distante la monotonia del racconto
schiacciarlo – l’accadimento – nella terra desolata del ventidue
facendosi dire da una giovane voce lucidata
e ferma
che aprile è il mese più crudele.

leggilo in inglese – gli ha detto.

e l’odore che facevi con la bocca, il tuo fiato
l’alito
era caldo se chiudevo gli occhi e ti ascoltavo
dondolo
del suono di una lingua sconosciuta.

poi la comprensione episodica
la rilettura a ricordare
l’abitudine a dirsi scontati
o a dar per scontato
lo continuo a scontare.

fascismo è poesia – mi verrebbe da urlare al poeta
oppure è la solita incapacità di comprensione dell’oggi
se fascismo è ancora il male
mi spiace
ma allora il male non c’è più
puff
è dentro la narrazione
filtrato e rimestato di decenni
e poi di secoli
il male è qui
da qualche parte
nella carne.