indaffarata di pensieri e stanca di parole

indossi il sole distratta, come se fosse normale;
non te ne fai vanto, non lo esponi che tutti lo vedano;
lo vesti la mattina appena sveglia
e lo riponi nell’armadio prima di andare a dormire.

lontana talmente che scrivo lettere false senza indirizzo
lontana talmente che aspettarti fa quasi ridere
non verrai
oggi no
indaffarata di pensieri
e stanca di parole
que pasa?
passa che passi veloce
concedi frammenti di un tangonegro
copio
e incollo: te fuiste sin avisar
ora mangio
poi guardo tutto
com’erano vicini i due del piano di sopra,
non trovi?
erano vicini e si respingevano
come quei due nel racconto:
lei sui trampoli
lui senza ascolto
sollevato da un allegro ma non troppo.

mischio nomi su nomi per confondermi ancora
incontro voci e storie di palestina e
mi dico:
qua si ride
si sta in piedi dritti
si mangia tutti assieme
si parla

dove sei suonerebbe fin troppo facile: dove sei?
però se lo ripeti molte volte sembra quasi piacevole:
dove sei
dove sei
dove sei
tre volte?
ne conto quattro. forse cinque.

dopo la struttura

Il narratore, nel suo tentativo di fornire una sintesi fra quanto riceve da Fabrizio Roghudi (teatro), Alberto Bacone (pittura), Giovanni Fanugli (filosofia), D___ (letteratura), si trova costretto ad attraversare i ricordi di domani, quelli che tutte le volte lo portano allo schianto, al rumore, all’abbandono di se stesso. La comunità d’intenti fallisce per la radicalizzazione di ogni spinta individuale.
Non ci sarà mai una comunità d’intenti.
Le risposte fornite all’esistere non contemplano un ambiente nemmeno come stimolo antecedente alla risposta stessa.