con lubitch a cuneo

in effetti capisco, può sembrare strano ascoltare soltanto, ma è quello che mi capita, mai la possibilità di farsi ripetere da quell’io travasato in forma scritta, perché poi sempre cavallo le gambe e leggo o mi leggo addosso: portavo cassette di gelato alla menta oppure trascinavo segmenti di legna da ardere (piccoli pezzi) oppure praticavo vocabolari lunari ed era sempre lo stesso incontro:
che dirti ancora?
dove il male è più forte, potresti scriverlo?
allungare code di nuvole di tramonti rossati che non raccolgo fuori dalla mia finestra, dovrei parlarti di questo? del solito perdersi le lune dietro il palazzo più alto a est, risulterei perfino calabrato di colori d’ambra e di neve sporca, inadatto all’espressione.
continuo a chiedere soltanto una strada, un passaggio, un arrivederci prestato al presente, un piede di porco e un sibilo nell’orecchio, uno sparo e uno scasso, un lieto godere del silenzioso bach lubitch.