prima dell’urlo

Nel divano stoffato di blu nulla è dato per sempre, l’universo lo zuppiamo di condanna e poesia:
Perché la scienza, sì, anche la scienza è poesia quando l’uomo non pretende di validarla in ogni luogo. La scienza è poesia quando smette le rigide assunzioni e si arrende all’indefinito. La scienza è la somma dei buchi neri del linguaggio, un enorme buco nero incomprensibile. La scienza è l’uomo, quindi poesia e condanna.
Il tempo è comunione se condiviso, penso questo. E poi anche che il tempo è destino scelto di volta in volta.
L’uomo non ha nulla di poetico oggi.
Perché torni all’oggi? Perché ti rifai a un tempo?
Mi rifaccio anche a uno spazio. Il tempo, lo spazio e l’uomo si fanno guerra senza poesia, siamo nel superamento della scienza poetica. Siamo nel già detto.
Ma questo è lo smarrimento della comprensione.
Ci basta il suono?
È solo nel linguaggio la pretesa di comprensione.
Io credo che vi sia comprensione solamente al di fuori del linguaggio.
A volte non v’è comprensione nemmeno fuori dal linguaggio.

Così devoti all’intervento prima che arrivasse Giovanni, decisi dalla rivoluzione che sarà, certamente pronti e incipriati del discorso, fuori e dentro da nessuna parte adesso, il giornale sì, apertissimi, contaminati, già partiti. Non può cambiare tutto così velocemente, non adesso, non siamo pronti. Gli ombrellai del quartiere hanno chiuso bottega. Scioperanti professori uniamoci alla protesta, folle di formiche sulle strade tutti pugni chiusi a cantar lavoro. Questi figli ci somigliano talmente da pretendere anche loro di pensare. Perché venire al mondo se siamo consegnati alle ganasce del lavoro? Swift masturba le nostre menti signori, della carne dei figli a venire farete profitto ancora. Fabriziaccio mio perdonaci, non sappiamo quale caduta ci aspetta. Ancora vocalità pretesa d’essere. Parmenide, dove sei?