ricordi di domani

Il Laboratorio Teatro è oblio, coriandoli del copione sulle teste del pubblico in sala, liberatorie spruzzate fisiologiche verso il nero pubblico seduto che le luci non devono dare alla voce sul palco. Inizierei dal Caligola di Camus, ma non dal testo, no, inizierei da quando Carmelaccio e Camus s’incontrano, quello è già teatro.
[Carlo Palizzi, Attraverso ricordi di domani, 1959]

versamenti

dovrei parlare con l’ultimo e smettere di raggiungermi, chiedere scusa per l’assenza, interrompere la giostra delle ipotesi domani. non ho più da scrivere perché ho smesso di nascondere. ora devo solamente raccogliere tutti i fogli sparsi, senza distanze manifeste. sono distante, sì, ho freddo perfino all’alba dell’estate. dovrei coprirmi, una coperta qualunque, un suono. smettere di avvolgermi in nastri stonati, smettere di ascoltare. ho un elenco di buoni propositi che manderò all’aria ancora prima di dettagliare le ultime raccomndazioni. ho imparato a bordeggiare forse, e mi rimangono solo due sigarette. continueranno domande senza risposta pretese di filosofia posticcia. ho ancora tanti libri da mandare a memoria e rido della massa in-forme che sgambetta davanti a un cinemino per nascondersi meglio. rido anche dei miei occhi due file dietro: troppo buio dentro e davanti. saranno gli abbandoni a darmi gambe ancora, libri e ricordi di domani.