làdiri o ladìri

Troppe volte decisi di affidarmi: non
quando aprivi il cassetto e toglievi un foglio
la mattina,
quando mi stringevi forte e tiravi
da una parte all’altra il bavero della giacca.
E io non guardavo nemmeno.
Non c’eri, frugavi e aggrottavi fronte
e arricciavi il naso. Non c’eri.
Avevo indossato un maglione qualunque,
la barba era rada
e nei mesi a seguire ho imparato a carezzarla.
(Anche le donne si fermano a carezzare la mia barba,
su quegli scalini durante una fumata.)
E da quegli scalini sei scesa
e davanti lui,
ridere per cosa poi?
per una sigaretta?
troppi sorrisi
e beffardi all’incrocio del mio passaggio
boccone dentro
ecchissà: magari sanno anche sorridere.
E poi sono salito sugli scalini,
il cielo sopra lo vedevo un quadrato,
costretto da muri cadenti.
Squarci di mattoni crudi.

e basta?

Continuare a ghiottire l’amaro della notte, sazio di fiele. Fazzoletto in mano: dov’era ieri? nascosto e cancellato, poi lamentosa (lei) dello stesso errore: nascosto o cancellato. Ingannato dapersempre e bastato di sciutte parole e lacrimati lamenti. Cespico nell’asciutto più sicuro. Torno alla mia ricerca: trappola: vuota. Domani starò più attento. Intanto armo il cane. Sono pronto a sparare. Jago ha smesso di accendere l buio d’immacolata stoffa. Bianca. Seduti e serenati ci sono quelli che toccano. Nascoste. Di nascosto. Tornerò a trovarmi ingannato. Campagna in mezzo non ancora spugnata. Tra me e te. E basta.