sanguinaccio

scado nel borghese
abbasso quel me che dà forma ai luoghi
vocìo sconnesso nel discorso
terra
mangio maglie mucchiate negli angoli
la bocca piena, mastico
e rifiuto scatti ingollando scadenze
terra
scaduta dai nani
togati nel compromesso della decisione
vociare sconnesso di udienze
tanfo di burri alla plastica
terra
bisciare fino alla porta pell’ultimo sorriso
pasticche di stato strette di mani
pelliccia guaita e vetro sparso
sangue
per terra

dialòghi

Non v’è necessità di politica, votanti,
se del voto non ciài riscontro nell’atto dell’esisterti,
quindi liberato dal voto,
dal matematico finito.
Non v’è necessità di cambiare,
se dormiamo sonno tranquilli, masse
ognuno nel proprio dominìo
innocuo e dosato
cristallizzato
parcellizato.
Non v’è necessità di dolersi,
per tanto
non v’è necessità di costringere l’atto
già detto
bicchieri di vetro candele di piombo lanciate
o fino all’ultimo saltate
Ci penso di rado, ma quando ci penso
son ladri di terre richiusi nell’oppio
lo stesso di prima di quando piangevi
di quando ridevi pel dio dei golosi
son ladri di terra non devi gradire
la stessa che in pace quel dio ti rubava.
Neretta m’appari con tutto quel trucco
rivolto ai golosi
caduto
e giàvuto
giaveno sentito nell’eco lìnalto
bàstati ancora dello stesso suono
mancanza giàddetta, l’attesa
rivoluzione che si dà cominciamento
perché mai dovrebbe fermare
tempo e domani fisico richiesto da un libro bambino?
kant e newton dentro al tavolo preteso.
Non v’è necessità di credere
se la massa parla.
Seguiamola in silenzio.